Riflessioni senza Tempo

Per Rolando

Rolando 1

 

ravelli di Alfredo Ravelli

 

Un cenno su Rolando e su di noi suoi amici.

Quando il regista Victor Tognola mi chiese suggerimenti e indicazioni per il suo ottimo docufilm “La machina venuta dal futuro” in cui si descriveva alcune vicende di Rolando, sia pure indirettamente tramite interviste di testimoni, ben volentieri mi prestai fattivamente e lo autorizzai anche ad inserirvi alcune sequenze degli esperimenti fatti da Rolando.

Un giorno lì a casa sua confidenzialmente mi chiese una mia testimonianza su Rolando. Gli dissi che dire di Rolando era come parlare del vicino di casa con cui si scambiano due cordiali parole, dunque un uomo semplice, normale, per altro schivo da ogni voglia di mostrarsi; ma che per descrivere compiutamente Rolando dovevo mutuare un concetto della Chiesa (la Santità), applicandolo però al mondo laico. Nel mondo ecclesiastico i “santi” sono coloro che hanno vissuto virtù cristiane in “modo eroico”.

Gli dissi che potevo definirlo lapidariamente ma adeguatamente con due termini a lui ben adatti e che apparentemente erano antitetici: Rolando era, è un “santo laico.”

Questo perché egli ha sviluppato al massimo una qualità personale, una dote (la Chiesa direbbe “una virtù”): ha portato avanti “in modo eroico” un pesante compito che volontariamente egli ha assunto, quello di sacrificare tutta la sua vita “per donarci la “macchina” di Ettore Majorana.

Poi non solo un “eroe”, ma anche un “profeta” per la visione del futuro che ci ha parzialmente -fino ad ora- svelato, un vero “visionario” perché guardava avanti per il bene di tutti noi, dell’Umanità tutta e nel contempo un fattivo e “concreto” uomo che ha agito per salvarla anche dalla catastrofe climatica che in parte ci incombe ancora.

Questo in breve e lacunosamente è Rolando Pelizza.

Rolando Pelizza larrivo

sopra Riolando Pelizza al suo arrivo c/o la Biblioteca dell'Università di Pavia il 17 Aprile del 2019 (foto Spazio Tesla)

Se poi i miei quattro lettori delle vicende di Rolando che ho narrato sono stati particolarmente attenti, ecco che Ettore Majorana nelle lettere a lui dirette -sono utili a tutti noi per capire adeguatamente e maggiormente Rolando - ce lo descrive compiutamente come grande uomo e come grande scienziato.

Riguardo a noi suoi estimatori ed amici a lui più vicini, dopo l’improvviso colpo che abbiamo ricevuto, siamo stati praticamente in silenzio. Al riguardo mi sovviene il concetto legato alla poesia “L’infinito” di Leopardi, quando dopo aver accennato alla siepe che limita la vista, ecco che il poeta dice che pur tuttavia egli va oltre la siepe stessa che impedisce il suo sguardo “Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo, ove per poco / il cor non si spaura”.

Così noi abbiamo avuto bisogno di silenzio per capire con maggiore lucidità quel che è avvenuto, non facendoci distrarre da questo luttuoso avvenimento, e per mantenere fisso lo sguardo al futuro, sulla meta che Rolando si è prefissato.

Rimarremo in silenzio ancor per poco. C’è tanto da fare, se vogliamo raggiungere quegli obiettivi cari a Rolando.

Le nostre forze sono poche, ma potremmo avere qualche altro importante aiuto.

Personalmente, mi si perdoni questa confidenza, spesso al mattino recito il salmo 42 (Judica me Deus, et discerne causam meam de gente non sancta) gustandomi la linearità e bellezza del lessico latino, anche se lo conosco non adeguatamente.

Vedo in questo salmo la nostra attuale situazione, siamo in una condizione triste (tristis incedo) e oppressi dai prevaricatori (homine iniquo e doloso affligit me), però possiamo chiedere lumi a Dio (Emitte lucem tuam et veritatem tuam) che con quei spiragli di luce che ci darà nel buio di questi momenti ci condurrà fuori da questa situazione.

Per tutti noi, e anche per chi non conosce il latino, ho fatto una traduzione, non certo letterale, ma “concettuale” per così dire, che In parte ho integrato. Eccola

* O Signore, dà uno sguardo a quel che stiamo facendo, e prendi in mano tu la nostra causa e liberaci dai prepotenti ingannatori. * Tu sei, o Dio, la nostra forza; ci domandiamo: perché in questi giorni ci hai messo in questa situazione per la quale siamo tristi e frastornati e invece chi ci contrasta e ci ha inferto questa mazzata se la ride? *Ti chiediamo: facci intravedere la tua luce e la tua verità, esse ci indicheranno la strada e ci condurranno al tuo monte santo ed ai tuoi tabernacoli. *E noi lì ci accosteremo al tuo altare e raggiungeremo il nostro fine, o Dio che dai letizia a noi tutti. *Noi ti loderemo o Dio, Dio nostro. Ma perché ora noi tutti siamo tristi, perché siamo conturbati? * Sbagliamo: invece dobbiamo sperare in Dio, nonostante tutto appellarci a Lui, Egli è la nostra salvezza

 

Rolando Ettore La Macchina