E se vivessimo davvero in una simulazione?

Simulazione virtuale da Electomagazine

Le argomentazioni a favore della teoria secondo cui la nostra realtà sarebbe simulata non mancano, ma devono vedersela con l'agguerrita opposizione dei fisici

kehe jason 224di JASON KEHE

 

La migliore teoria dei fisici sulla nascita dell'universo non ha senso. Funziona così: in principio – il vero principio – c'era una cosa chiamata schiuma quantistica. C'era per modo di dire; non si può nemmeno sostenere che occupasse spazio, dal momento che lo spazio ancora non esisteva, così come il tempo. Quindi, anche se gorgoglia, fa le bolle e fluttua – come tende a fare la schiuma – questa sostanza non segue nessun tipo di ordine temporale. Si limita ad esistere, tutta nello stesso momento, indeterminata e indisturbata. Finché a un certo punto smette di farlo. Qualcosa “scoppia” nel modo giusto, e da quell'infinitesimale, piccola sacca di instabilità si mette in moto l'intero universo. All'istante. Sfrecciando a un ritmo che supera di gran lunga la velocità della luce.

Impossibile, direte. Non esattamente. Come sottolinea il fisico delle particelle italiano Guido Tonelliè effettivamente possibile andare più veloce della luce. Basta immaginare che lo spazio-tempo, con i suoi limiti relativistici, non esista ancora! Niente di più semplice. Ma non è nemmeno questo il motivo per cui la teoria non ha senso. La ragione è la stessa per cui ogni mito della creazione dall'alba dei tempi non ha senso: non c'è un nesso di causalità. Cosa – in altre parole – ha fatto sì che accadesse?

 

Genesi da InfocristianaNel libro Genesi – Il grande racconto delle origini", Tonelli chiama la "cosa" che ha dato vita all'universo inflatone. È la misteriosa sostanza/campo/particella che dà il via all'Inflazione Cosmica (si pensava che potesse essere il bosone di Higgs, ma non è così, la vera particella di Dio è ancora da qualche parte). Immaginate, dice Tonelli, uno sciatore che sfreccia giù da una montagna e che poi si ferma per un po' in corrispondenza di una depressione sul pendio. Quella depressione, l'imprevisto avvallamento o singhiozzo nell'ordine delle cose, è la perturbazione nella schiuma indotta dall'inflatone, da cui scaturisce l'intero universo conosciuto, con tutta la materia e l'energia necessarie per creare le stelle, i pianeti, la coscienza e noi. Ma – di nuovo – fa capolino la stessa domanda: cosa ha fatto sì che l'inflatone creasse quell'avvallamento?

La teoria non ha senso, almeno fino a quando non si immagina qualcos'altro. Non pensate a un pendio innevato; è uno scenario troppo passivo. Pensate, invece, a una persona seduta a una scrivania. Per prima cosa questa persona avvia il suo computer: è la fase della schiuma quantistica, il computer esiste in uno stato di aspettativa sospesa. Poi, la persona alla scrivania passa il mouse sopra un file chiamato – diciamo – UniversoConosciuto.mov, e clicca due volte. Questa è la comparsa dell'inflatone. È il piccolo ronzio che lancia il programma.

In altre parole (con le mie più sincere scuse a Tonelli e alla maggior parte dei suoi colleghi fisici che detestano quando qualcuno propone la teoria), l'unica spiegazione per la vita, l'universo e tutto ciò che ha un senso – alla luce della meccanica quantistica dell'osservazione – è che viviamo dentro un supercomputer. Che viviamo, noi tutti e costantemente, in una simulazione.

simulation

Sopra un'illustrazione che mostra un uomo che cammina mentre lo sfondo svanisce rivelando un reticolo digitale ELENA LACEY; GETTY IMAGES

I presupposti per la diffusione della teoria

Devono accadere tre cose, probabilmente in quest'ordine, perché una qualunque idea strampalata prenda piede nella cultura: (1) l'idea deve essere introdotta in modo non minaccioso alle masse, (2) deve essere legittimata dagli esperti, e (3) servono prove schiaccianti che dimostrino i suoi effetti nel mondo reale. Nel caso della cosiddetta ipotesi della simulazione, difficilmente si potrebbe chiedere una dimostrazione più chiara.

 

Tredicesimo piano da il CinemistaNel 1999 uscì un trio di film destabilizzanti – Il Tredicesimo Piano, XistenZ e naturalmente Matrix – che illustravano la possibilità dell'esistenza di realtà fittizie soddisfacendo quindi la prima condizione. Quattro anni dopo, nel 2003, si è realizzata anche la seconda, quando il filosofo di Oxford Nick Bostrom ha concluso in un articolo molto citato intitolato Are You Living in a Computer Simulation? – “Vivete nella simulazione di un computer?" – che molto probabilmente le cose stavano esattamente così. È una semplice questione di probabilità: dato che l'unica società che conosciamo – la nostra – sta simulando se stessa, attraverso videogiochirealtà virtuale e quant'altro, sembra plausibile che qualsiasi altra società tecnologica faccia lo stesso.

Per quanto riguarda la terza condizione, la prova dal mondo reale, dipende a chi si chiede. Per molti progressisti americani la prova è stata l'inimmaginabile elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Moonlight da My moviesUniti. Per il New Yorker, gli Oscar del 2017, quando Moonlight si è aggiudicato il premio di miglior film in modo rocambolesco. Per la maggior parte delle altre persone, è stata la pandemia di Covid-19, la cui totale assurdità, inutilità, zoomità e interminabilità non poteva che minare, su una scala sensazionale, ogni ragionevole forma di fiducia nella stabilità della nostra realtà.

I sostenitori dell'ipotesi

Il risultato è che oggi i teorici della simulazione sono come una versione digitalizzata del prezzemolo. Elon Musk è il loro leader senza paura, ma appena sotto di lui ci sono sgobboni entusiasti come l'astrofisico e divulgatore scientifico Neil deGrasse Tyson, che prestano una parvenza di credibilità scientifica all'affermazioneaffermazione di Musk, sostenuta anche da Bostrom, secondo cui "la probabilità che ci troviamo nella realtà di base" – il mondo originale non simulato – sono "una su miliardi". L'anno scorso sono usciti altri tre film in cui i protagonisti si rendono conto che il mondo in cui vivono non è reale, BlissFree Guy, e Matrix Resurrections. L'unica differenza ora è che un sacco di giovani ordinari (sono quasi sempre maschi) nella "vita reale" credono la stessa cosa. Se ne possono incontrare alcuni nel documentario A Glitch in the Matrix, uscito sempre l'anno scorso. Oppure si può semplicemente fare un sondaggio per strada. Qualche mese fa, uno dei clienti abituali del mio bar di zona, noto per soffermarsi a chiacchierare più del dovuto, mi ha spiegato con entusiasmo che ogni simulazione ha delle regole, e che nel nostro caso la regola è che i suoi esseri – che saremmo noi – sono guidati principalmente dalla paura. Fantastico.

vivere in una simulazione da teoria del complotto

Se questo non bastasse, lo scorso gennaio, il tecnofilosofo australiano David Chalmers ha pubblicato un libro intitolato Reality+: Virtual Worlds and the Problems of Philosophy, la cui argomentazione centrale è che sì, viviamo in una simulazione. O, più precisamente, non possiamo stabilire, statisticamente parlando, che non sia così (i filosofi sono particolarmente inclini alla negazione plausibile di una doppia negazione). Chalmers non è uno qualunque. È probabilmente la cosa più vicina a una rock star nel campo della filosofia, una mente rispettata, uno speaker Ted, e un coniatore di frasi che anche chi non è un filosofo potrebbe aver sentito: "il difficile problema della coscienza" per esempio, oppure, per spiegare come mai il vostro iPhone sembri essere parte di voi, la "mente estesa". A oggi il suo nuovo libro, nonostante il titolo terribile, è per distacco la più credibile articolazione della teoria della simulazione, cinquecento pagine di dissertazioni filosofiche e asserzioni sviscerate in maniera impeccabile e in una prosa pulita, anche se raramente brillante.

Chalmers sembra convinto che il suo libro non potrebbe aver avuto tempismo migliore. Per via della pandemia, scrive nell'introduzione, le nostre vite sono già parecchio virtuali. Non è quindi difficile immaginare che lo diventino sempre di più con il passare del tempo e con la metastatizzazione di Facebook/Meta, fino a quando – nel giro di un secolo, prevede Chalmers – i mondi di realtà virtuale diventeranno indistinguibili da quello reale. Chalmers però non la metterebbe giù proprio così. Secondo l'autore i mondi di realtà virtuale saranno – sono – "reali" quanto qualsiasi altro mondo, compreso il nostro; che a sua volta potrebbe essere una simulazione virtuale. Chalmers cerca di convincervi facendo appello alla vostra comprensione della realtà. Immaginate un albero, dice. Sembra una cosa concreta, molto presente; ma come vi direbbe qualsiasi fisico, a livello subatomico quell'albero è per lo più uno spazio vuoto. "Sono in pochi a pensare che il semplice fatto che gli alberi siano basati su processi quantistici li renda meno reali – scrive Chalmers –. Io penso che essere digitali sia esattamente come essere fatti da meccanica quantistica"

L'opposizione dei fisici

La cosa non fa una piega dal mio punto di vista, come da quello delle frotte degli altri teorici della simulazione. Ma non è così per le persone che studiano la composizione della realtà: i fisici, purtroppo, continuano a detestarci.

Ma questa è una sciocchezza – dice il fisico teorico italiano Carlo Rovelli (sotto) –. Voglio dire, perché il mondo dovrebbe essere una simulazione?” Carlo Rovelli

Questa è l'incredulità concitata tipica della comunità della fisica ogni volta che l'argomento della simulazione disturba la pacatezza erudita dei loro calcoli esemplari. Lisa Randall di Harvard, Sabine Hossenfelder del Frankfurt institute for advanced studies, David Deutsch a Oxford, Zohar Ringel e Dmitry Kovrizhin – la lista continua – sostengono tutti versioni diverse della stessa argomentazione: i nostri cervelli percettivi "simulano" il mondo che ci circonda, certo, ma non esiste una "fisica digitale"; le cose del mondo reale non provengono da un codice. Persino Neil deGrasse Tyson, di recente, ha fatto marcia indietro rispetto alla metafisica muskiana (anche se una delle sue controargomentazioni, va detto, è decisamente poco tecnica. Tyson semplicemente non crede che i simulatori alieni ultradimensionali del futuro troverebbero interessanti esseri lenti, meschini e cavernicoli come noi, allo stesso modo in cui noi non saremmo interessati alle attività quotidiane dei veri uomini delle caverne).

Con tutto il rispetto per questi geni indiscussi: forse dovrebbero leggere i loro stessi libri. Prendete l'ultimo di Rovelli. In Helgoland il fisico propone quella che definisce la "teoria relazionale" della realtà. Fondamentalmente, niente esiste se non in relazione a qualcos'altro. “Non ci sono proprietà al di fuori delle interazioni”, scrive Rovelli. Quell'albero laggiù quindi? Se non state interagendo con esso, si può dire che non esista affatto. In realtà qualcosa esiste, ma quel qualcosa rappresenta solo e unicamente una possibilità di interazione. "Il mondo è un gioco prospettico – conclude Rovelli –, un gioco di specchi che esistono solo come riflessi l'uno nell'altro".

 ologramma

Notate la parola che usa Rovelli: gioco. La realtà è un gioco. Che tipo di gioco? Un videogioco, magari? E perché no? Anche se Rovelli non sarebbe felice di questa interpretazione, non è proprio così che funzionano i videogiochi? Quando il vostro personaggio sta correndo in un campo, qualsiasi cosa stia dietro di voi, o comunque al di fuori della vostra visuale – alberi, oggetti, nemici – è lì lì solo se vi girate e iniziate a interagirci. In caso contrario, il gioco non sprecherà risorse per rappresentarlo. Non esiste, o esiste solo come possibilità programmata. I videogiochi, proprio come la nostra realtà, sono rovellianamente relazionali.

Oppure torniamo a Tonelli. Quando gli esseri umani pensarono per la prima volta di confrontare il proprio piccolo angolo di cosmo con tutto il resto, fecero una scoperta notevole: sembrava tutto stranamente uguale. "Com'era possibile – si chiede Tonelli in Genesi – che tutti gli angoli più remoti dell'universo, distanti tra loro miliardi di anni luce, si fossero messi d'accordo per raggiungere esattamente la stessa temperatura nel momento esatto in cui gli scienziati di un piccolo pianeta in un anonimo sistema solare di una galassia irrilevante avevano deciso di dare un'occhiata a quello che stava succedendo intorno a loro?". È possibile che i nostri programmatori si sono affrettati a riempire gli spazi vuoti in questo modo? C'è chi si è addirittura spinto a suggerire che la velocità della luce potrebbe essere "un artefatto hardware che dimostra che viviamo in un universo simulato".

Indizi e coincidenze 

In effetti, una volta che si comincia a pensare in termini di artefatti hardware e altri aspetti dell'informatica, la realtà comincia davvero a sembrare sempre più programmata. Rendere l'universo omogeneo e isotropo potrebbe essere un modo intelligente con cui i nostri padroni dei supercomputer di simulazione, che richiedono velocità operative di gran lunga superiori agli Yottaflop, hanno pianificato di conservare le risorse. Quali potrebbero essere gli altri? Non ci devono essere prove di civiltà aliene, per cominciare: troppo impegnativo per il sistema. Con l'aumento della popolazione, inoltre, sarebbe auspicabile che tra le persone ci fossero sempre meno differenze. Dovrebbero vivere tutti nelle stesse case, fare acquisti negli stessi negozi, mangiare negli stessi fast-food, twittare gli stessi pensieri, fare gli stessi test della personalità. Nel frattempo, per fare ancora più spazio, gli animali dovrebbero estinguersi, le foreste morire e le megacorporazioni prendere il sopravvento. Ben presto, seguendo questa linea di pensiero, ogni aspetto della modernità comincia a risplendere di luce simulata.

Per non parlare poi della fisica quantistica. Un inflatone? Forse dovremmo parlare di simulatone. Due particelle lontane ma in qualche modo "aggrovigliate"che si rispecchiano in maniera perfetta? Chiaramente è opera del computer che dimezza il fabbisogno energetico, nello stesso modo in cui incontrare una persona che non vediamo da quindici anni a una festa in un posto a caso del mondo potrebbe essere la prova dello stesso tipo di subroutine da parte della macchina cosmica per ridurre i costi. Coincidenze, concomitanze, ridondanze sono tutte cose cose che devono far risparmiare molta energia.

Il valore di una vita simulata

Arrivati a questo i nostri fisici educati potrebbero finalmente perdere la calma e infuriarsi. Ma perché? Perché questo tipo di speculazione giocosa fa scaldare così tanto non solo loro ma anche diverse altre personalità dalla grande intelligenza, da filosofi storici come Justin E. H. Smith a opinionisti come Nathan J. Robinson? Anche se non lo spiegano mai veramente – limitandosi a liquidare la teoria della simulazione come illogica o fuori dal mondo, un giocattolo per privilegiati – si avverte una paura genuina nel loro scetticismo, una riluttanza anche solo a prendere in considerazione l'idea; perché credere che il nostro mondo sia falso deve, sembrano pensare, equivalere a credere – nichilisticamente, e in un modo che si fa beffe della ricerca di conoscenza e comprensione a cui hanno dedicato tutta la loro vita – a niente.

 REaltà simulata da youtube

Ma deve essere davvero così? Negli anni successivi all'uscita del primo Matrix, ci sono stati casi di giovani uomini – se ne incontra almeno uno nel documentario A Glitch in the Matrix – che, credendo che il mondo non fosse reale, hanno compiuto stragi. È una cosa di certo spaventosa, ma anche, naturalmente, anomala e bizzarra, il tipo di novità che fa gioco all'impulso narrativo che porta certi intellettuali retrogradi a incolpare i nuovi media dei peggiori impulsi dell'umanità. Qualsiasi idea, a prescindere dalla sua bontà, può condurre a comportanti esecrabili, e l'ipotesi della simulazione non fa differenza.

 

David Chalmers Website 768x768Questo è il motivo, credo, che ha portato David Chalmers (a dx) scrivere Reality+. Ci sarà chi interpreterà cinicamente il libro come filosofia trendy e opportunistica al servizio di Big Tech, progettata per indebolire la nostra determinazione a combattere per ciò che è reale. Ma il punto è proprio questo: Chalmers pensa che sia tutto reale. Se durante una sessione di realtà virtuale vedete un cane che corre, quel cane virtuale non è meno reale di uno fisico. È semplicemente reale in modo diverso. Al momento potreste anche uccidere il cane virtuale – o i personaggi non-giocatori secondari, o ancora l'avatar del vostro amico – senza conseguenze, ma Chalmers non è convinto che sia giusto farlo. Anche se è possibile che il nostro mondo, il cosiddetto mondo fisico, sia in realtà simulato, dovremmo cercare comunque di viverci in modo significativo, compassionevole e (si presume) rispettoso della legge. Perché questo discorso non dovrebbe valere per la realtà virtuale? In definitiva, Reality+ è agli antipodi del nichilismo. È un appello umano e antiscettico ad accettare la sacralità di qualsiasi apparenza soddisfacente di esistenza, simulata o meno che sia.

Il parallelismo con la religione

Il paradosso del "realismo della simulazione" di Chalmers, di fatto, sta nel fatto che farlo proprio, non comporta vivere la realtà con disincanto. Al contrario, tanti degli ismi che in tempi moderni sono stati liquidati come mistici o soprannaturali – il dualismo, il panpsichismo, l'animismo – ne escono rinvigoriti, impregnati di una nuova e profonda vitalità. Noi, con tutto ciò che ci circonda, non diventiamo meno reali ma, in un certo senso, più reali, animati panpsichicamente da forze che si trovano sia qui che, dualisticamente, altrove, diciamo in alto. Questa logica si applica, come avrete già intuito, anche all'ismo definitivo, il teismo. Credere nell'esistenza di un creatore non racchiude forse, in ultima analisi, l'intera teoria della simulazione? La religione con un nuovo nome tecnologico?

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Si è detto che l'ipotesi della simulazione è il miglior argomento che noi moderni abbiamo per spiegare l'esistenza di un essere simile a Dio. Chalmers è d'accordo: "Mi considero ateo da quando ho memoria – scrive –. Eppure, l'ipotesi della simulazione mi ha fatto prendere l'esistenza di un Dio più seriamente di quanto avessi mai fatto prima". Chalmers suggerisce addirittura che Reality+ sia la sua versione della Scommessa di Pascal, la prova che abbia almeno preso in considerazione l'idea di un simulatore. Detto questo, Chalmers non è sicuro che un entità del genere meriti di essere venerata. Per quanto ne sappiamo, si tratta di qualche piccolo xeno-bambino che sbatte sulla tastiera dei suoi genitori e ci affligge con catastrofi, in maniere simile a come noi potremmo fare con i cittadini di SimCity.Sim City da EA

Tuttavia non è necessario che il simulatore sia onnipotente e benevolo per prendere in esame la possibilità della sua esistenza. Nel Vecchio Testamento le catastrofi avevano la forma del fuoco eterno. Poi, forse, il simulatore è maturato e con l'età è diventato più scaltro nei suoi metodi di distruzione. In altre parole, eccoci qui, nel 2022, alla mercé di un precoce dio-simulatore adolescente che conduce un esperimento sugli esseri umani guidati dalla paura nell'era dei dati, di fronte a pandemie, cambiamenti climatici, guerre e ogni altra forma di caos sociopolitico ed economico. Possiamo sopravvivere?

Riflettere su quest'ipotesi è quanto meno divertente, oltre che stranamente rilassante. In principio, dopo tutto, Dio creò la luce e le tenebre. Traduzione: il simulatore ha creato gli 1 e gli 0.

Il fascino della possibilità

Ogni tanto, quando mi sento su di giri, esco e alzo gli occhi al cielo solo per vedere se riesco a scorgere i pixel che compongono la simulazione planetaria che chiamiamo Terra. A volte, anche se sono completamente sobrio, mi sembra di riuscirci. Altre volte, specialmente quando sono completamente sobrio, mi sento un completo idiota.

Ma è proprio questo il bello: l'incertezza. La si potrebbe anche definire incertezza heisenberghiana, l'indeterminatezza quantistica alla base della nostra realtà. Quello che vedo davanti a me è la prova di una simulazione? Lo è, non lo è, potrebbe esserlo, deve esserlo.

 

Mentre scrivevo questo saggio, devo confessare che tutto sembrava corroborare la validità dell'ipotesi della simulazione. Ogni coincidenza improbabile che ho sperimentato o di cui ho sentito parlare era simulata. L'estraneo al caffè che ha citato praticamente alla lettera una frase che stavo leggendo in un libro? Una simulazione. Anche ogni nuovo libro che mi è capitato per le mani era simulato: come è possibile che ogni libro che leggessi mentre scrivevo di realtà, affrontasse il tema della realtà in modo così fondamentale? Mi era capitato molte volte di chiedere consigli al vecchio e scontroso proprietario della mia libreria preferita. Come mai proprio questa volta, senza avere idea di cosa stessi scrivendo o pensando, mi ha passato Che fine ha fatto Mr. Y, il libro di Scarlett Thomas in cui la protagonista, una scrittrice ossessionata dalla fisica, penetra lentamente in un'altra dimensione, più profonda e simile a un videogioco. "Quando si guardano le illusioni del mondo – scrive Thomas in un libro nel libro –, si vede solo il mondo. Dove finisce l'illusione?".

Mi sembra che sia questa l'aspetto che sfugge ai fisici e a tutti gli scettici della teoria della simulazione. Non il credere nell'esistenza della simulazione in sé, ma l'irresistibile possibilità che la simulazione esista, la cospirazione magica. Non sminuisce né mina la loro scienza; al contrario, la arricchisce e la rinvigorisce. Quante persone, generalmente non particolarmente motivate a imparare cose nuove, vengono introdotte a un concetto intimidatorio come, per esempio, l'indeterminazione quantistica grazie alla (molto più accogliente) teoria della simulazione? Direi parecchie, e i fisici farebbero bene a non sminuire questo punto d'ingresso al proprio lavoro definendolo una castroneria, un'assurdità, la ricerca fantascientifica di menti limitate.

Alien children da Marco LazzaraNessuno sa – e molto probabilmente saprà mai – se il nostro mondo è stato simulato da qualche razza aliena di una dimensione superiore, a quale scopo, e se i nostri simulatori sono stati a loro volta simulati. Arrivati a un certo punto i dettagli cominciano a sembrare irrilevanti. Se persone come Musk, Bostrom e Chalmers si sbagliano su qualcosa, non è tanto sul realismo della simulazione ma piuttosto su quello che si potrebbe definire il letteralismo della simulazione. Sono così occupati a discutere dell'esatta probabilità che esista una simulazione, delle sue regole, logiche e meccanismi, da dimenticare il gioco intellettuale, la sperimentazione del pensiero, il fatto che gli esseri umani si chiedano se il loro mondo sia reale da quando hanno imparato a sognare. "L'origine di tutta la metafisica – come la chiamava Nietzsche –. Senza il sogno non ci sarebbe stata l'occasione di dividere il mondo in due". L'ipotesi della simulazione, spogliata delle probabilità e separata dalla tecnologia, è l'ipotesi più vecchia del mondo.

Dopo tutto potrebbe non essere così sbagliato prendere l'ipotesi alla lettera. "Forse la vita inizia nel momento in cui sappiamo di non averne una", riflette un personaggio del libro L'anomalia, di Hervé Le Tellier. Il popolare romanzo francese racconta di persone che vivono in un mondo che probabilmente è simulato, ed è uscito – naturalmente – durante la pandemia. Il punto del libro, penso, è lo stesso di Chalmers: non solo è possibile vivere una vita significativa in un mondo simulato, ma è anche giusto farlo. Bisogna farlo. Perché forse è la bontà d'animo la cosa che fa andare avanti la simulazione. Forse la bontà d'animo, insieme alla scintilla e alla serendipità che ne conseguono, è ciò che mantiene vivo l'interesse dei simulatori. Alla fine dell'Anomalia succede l'opposto. Qualcuno ignora la possibilità che ci sia speranza e si abbandona alla cattiveria, alla disumanità più gretta. La conseguenza è la cosa più spaventosa che si possa immaginare. Qualcuno, da qualche parte, in una qualsiasi dimensione diversa dalla nostra, spegne la simulazione.

Simulation dimension da Le Scienze

Jason Kehe

Questo articolo è comparso originariamente su Wired US.

Adattamento collegamenti ed immagini: Alberto Negri

Immagini da: Youtube, Reset, EA, Marco Lazzara, Le Scienze, Carlo Rovelli Website, My Movies, 4th Estate, Il Cimìnemista, Infocristiana, Wikipedia, Teoria del Complotto, Electromagazine